2011-04-05

I referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011

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Il 12 ed il 13 giugno si terranno in Italia quattro referendum abrogativi su tre temi.

Un referendum abrogativo (come quelli del 12 e 13 giugno prossimi) è un potente strumento di democrazia diretta per permettere al Popolo un controllo sull'operato del Parlamento (che, ricordiamolo, è il vero titolare del potere legislativo per quanto la situazione italiana possa creare confusione). Purtroppo sia la natura del referendum che per il modo in cui è attuato lo rendono vittima di una serie di problemi che possono però essere superati con un esercizio di coscienza civile del Popolo tutto e di onestà intellettuale dei rappresentanti eletti dal popolo in Parlamento (che sono famosi per aver più volte reintrodotto con modifiche minime quello che il Popolo aveva abrogato).

Se coscienza civile del Popolo ed onestà intellettuale dei suoi rappresentanti sono le soluzioni ai problemi dello strumento referendario sembra sia già spacciato in partenza ma la situazione sarebbe peggiore se chi è ancora dotato di coscienza civile smettesse di crederci.

Alla fase in cui sono giunti i referendum in oggetto hanno già superato alcuni ostacoli ma non sono ancora finiti i problemi contro cui si potrebbero scontrare.

Uno, forse il minore, è che essendo abrogativi possono limitarsi a "cancellare" una legge, quindi tutte le domande sono apparentemente invertite dal momento che sono formulate nella forma "Volete voi che sia abrogato [...]". Questo perché quello che si intende abrogare è già legge (appunto: uno strumento di controllo sull'operato del Parlamento, un modo per far sapere al potere legislativo che quello che hanno fatto non va bene) e per abrogarla occorre rispondere di "SÌ". Oltre alla possibile confusione linguistica (rispondere "SÌ" per dire di no ad una legge) significa anche che, oltre ad abrogare lo specifico testo, il Popolo tramite un referendum abrogativo non da indicazioni di rotta al Parlamento anche se a voler trovare indicazioni dei sentimenti del Popolo se ne possono trovare a iosa mentre, a non esserne interessati, si può riuscire anche a non vedere anche quello che è scritto a chiare lettere. A tal proposito la Costituzione prevede degli strumenti che permettano al Popolo di partecipare costruttivamente alla funzione legislativa (leggi di iniziativa popolare e petizioni alle Camere) ma questi sono sempre stati ignorati o affossati da chi detiene il potere legislativo e basterebbero da soli come soggetto di una lunga dissertazione.

Nel referendum, oltre alle percentuali di "SÌ" e "NO", è cruciale anche la quantità di votanti che si sono presentati alle urne, ovvero il quorum. Nato come meccanismo di sicurezza può essere usato in vari modi per sabotare un referendum. Sabotare un referendum è qualcosa di sottilmente diverso dal votare "NO" (ovvero votare affinché le leggi in oggetto non siano abrogate ma mantenute) anche se il risultato è il medesimo: si può sabotare un referendum perché si ha una illimitata fiducia nell'operato dei propri rappresentanti, perché si ha una totale sfiducia nella capacità del Popolo di comprendere i quesiti referendari o perché si sostiene il "NO" ma si è convinti che non ci sia una maggioranza di cittadini che voterà "NO" ma che sommando i sabotatori a chi non andrà a votare per altri motivi (es. indecisi, ignavi o semplicemente impossibilitati) si possa far fallire il referendum in spregio alla democrazia, alla società civile ed all'effettivo sentire del Paese.

Inoltre, chi è nelle condizioni opportune, può sabotare un referendum anche rendendo più difficile ad eventuali cittadini potenzialmente votanti (indifferentemente siano essi potenziali sostenitori del "SÌ" o del "NO") di essere informati e farsi un'opinione o venire a conoscenza dei dettagli del referendum o, anche, rendendo indesiderabile o poco pratico partecipare al referendum (es. progammandolo in un periodo vacanziero, dandone poca notizia o con scarso preavviso).

Da qui l'origine di questo post: salvo episodiche manifestazioni dei sostenitori del "SÌ" non ho ancora visto segni rilevanti di informazione relativa ai referendum del 12 e 13 giugno prossimi, segni che possano raggiungere la massa degli elettori. In particolare non ho visto neppure campagne per il "NO". È mai possibile che tanti sostenitori del "NO" trovino naturale disertare il confronto e darsi al sabotaggio. In passato ci sono stati referendum che hanno raggiunto il quorum e indipendentemente dall'affluenza ha vinto il "SÌ" od il "NO" (basta guardare, come esempio, alla caterva di quesiti votati nel 1995, dal contenuto e dai risultati eterogenei).

Sono più di dieci anni che i referendum in Italia si infrangono contro lo scoglio del quorum.