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2009-10-24

Obiezione sì, ma a cosa

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Quello che in questi giorni viene chiamato, ad esempio nel mondo cattolico, "obiezione di coscienza" dei farmacisti è l'esatto opposto del significato della locuzione.

Prendiamo un obiettore di coscienza al servizio militare. Questa persona non vuole trovarsi in una situazione in cui l'etica di qualcun altro, un'etica che ritiene sia corretto in caso di guerra ammazzare gente solo perché si tratta di un temporaneo nemico, condizioni le sue azioni più della propria. L'argomento dell'obiezione sono questioni delicate come la vita ed in particolare l'uccidere ma la natura dell'obiezione è la decisione dell'obiettore che ci sono argomenti sui quali non si può demandare la scelta della propria condotta all'etica di qualcun o qualcos'altro. Questo, prima che in Italia fosse istituzionalizzata la possibilità dell'obiezione e del servizio civile, fino al punto di mettere la propria etica prima del rispetto per le leggi arrivando a preferire che la propria vita sia sconvolta dalle conseguenze di ciò.

Vediamo invece cosa vi viene accomunato oggi. Si auspica che un pincopallino qualsiasi (perché tale è oggi giorno il farmacista, non più l'unico laureato in un mondo di bifolchi ma uno dei tanti specialisti con cui ci troviamo ad entrare in contatto che hanno conseguito una laurea in una qualche disciplina) abbia la possibilità, in base a suoi scrupoli, di imporre la sua condotta etica ad un'altra persona che non è meno di lui in nulla e che magari quegli stessi scrupoli li ha affrontati anche in maniera molto più sentita e che, probabilmente, ha raggiunto conclusioni diverse. Qui abbiamo un caso in cui la morale di una persona viene subordinata a quella di un'altra solo perché la seconda si trova a ricoprire un certo ruolo nella società. Un ruolo ed una specializzazione che nulla hanno a che vedere con la natura degli scrupoli di cui parliamo. Inoltre anche le conseguenze di questo non toccano chi fa ostruzionismo ma ricadono sull'altra persona rendendo questa scelta una condotta che può essere intrapresa anche senza troppa convinzione. Da come la vedo io questo è l'esatto contrario del caso dell'obiettore militare.

Diverso è il caso del farmacista da un medico che pratica l'interruzione di gravidanza con metodi "classici". In quel caso il ruolo decisamente attivo del medico richiede che abbia in quel frangente convinzioni comuni con la donna che opera. Purtroppo anche in questo caso spesso si incorre in un errore ma di diversa natura: avere una coscienza è una prerogativa delle persone e le istituzioni (nel caso specifico gli ospedali, in particolar modo quelli pubblici) devono invece essere in grado di fornire tutti i servizi che legalmente possono essere loro richiesti e, conseguentemente, un ospedale deve fare in modo di avere sempre qualcuno che possa occuparsene serenamente.

Ovviamente così descritta non sembra più una cosa tanto lungimirante e ragionevole. Probabilmente è per questo che la si descrive con termini che la accomunano invece ad una nobile battaglia per la libertà. Se proprio di obiezione vogliamo parlare basta una piccola rettifica per ristabilire la corrispondenza con la realtà: diritto dei farmacisti all'obiezione alla coscienza degli altri.

[Riflessioni ispirate da una vignetta del sempre perspicace Makkox.]

2009-08-07

Mantenere la parola data

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Che l'Italia, che ha sottoscritto il trattato dell’ONU sui rifugiati politici del 1951 (lo "Statuto dei Rifugiati"), respinga sistematicamente i possibili rifugiati verso un paese (la Libia) che non lo ha sottoscritto è uno sporco escamotage per venire meno ai suoi impegni. Senza neppure arrivare a prendere in considerazione l'aspetto umanitario, almeno le altre nazioni firmatarie dovrebbero sentirsi truffate: gli accordi internazionali portano sempre qualche vantaggio e, nel caso dello "Statuto dei Rifugiati" è significativo il vantaggio in termini di reputazione di uno stato al cospetto degli altri; con questa condotta l'Italia ha perso non solo la reputazione guadagnata sottoscrivendolo ma sicuramente molta di più. Chi crederà più alla capacità o anche solo all'intenzione dell'Italia di tener fede alla parola data se per propria convenienza interna (per di più dubbia) cerca alla prima occasione di sottrarsi agli impegni presi?! Certamente questi accordi con la Libia prevedono, almeno nella forma, di vagliare se siano presenti casi che possono accedere all'asilo politico ma, delegando alla Libia il compito di ospitare i soggetti nell'attesa di un responso, l'Italia sta subappaltando una sua responsabilità ad un altro stato che non è vincolato a comportarsi all'altezza di come le altre nazioni firmatarie dello "Statuto dei Rifugiati" si aspetterebbero da lei, di fatto quindi venedo meno ai suoi impegni.

[Ispirato da varie letture, tra le quali questo articolo.]

2009-07-29

Il patriota ed il nazionalista

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Un patriota ama la sua patria così com'è, con le sue imperfezioni ed i suoi difetti. È ovviamente felice di vederla migliorare e si adopera affiché il miglioramento abbia luogo. Nonostante questo è conscio dei limiti che possono essere raggiunti ed è pronto ad adeguarsi se vede che altre persone o altre condotte possono portare maggior beneficio alla sua amata.

Anche un nazionalista ama la sua patria, ma la patria, per un nazionalista non ha difetti. È magnifica, perfetta, superiore a qualsiasi altra nazione. Se si manifesta qualcosa di negativo o meno che perfetto la colpa è dei nemici, degli invasori o dei sovversivi e la soluzione prevede di solito di contrastare questi enti ostili con altrettanta, possibilmente maggiore, forza di quella che si presume possano opporre perché, una volta rimosse queste cause, l'unica possibile conseguenza sarà un ritorno della nazione allo splendore che le spetta. Una volta uccisi i nemici e respinti gli invasori, nel caso in cui non si manifesti l'atteso splendore, la colpa deve essere di qualche sovversivo che ancora si nasconde in seno all'amata nazione ed è il momento di iniziare una non più procastinabile purga.

Oltre a questo, per il nazionalista, non è contemplato che la sua nazione possa trovare le sue avance indesiderabili e, nel caso in cui resista, può essere usato ogni mezzo per indurla a più miti consigli.

In definitiva un patriota è un innamorato serio e rispettoso sul quale si possa fare affidamento. Il nazionalista, invece, è un amante ossessivo e maniacale che non ama il suo paese ma è ossessionato dall'immagine che del suo paese ha nella mente e questa ossessione lo rende in una fonte di pericolo non solo per ciò che gli è vicino ma per l'intera sua nazione e per i cittadini di tutte le nazioni.